domenica 24 maggio 2026

DALLA MIA FINESTRA

 




Questa è la vista da una finestra di casa dei miei, dove ora abita mia sorella, a Palma Campania, nel Napoletano. Io abito nell'appartamento a fianco. E non ho più questa veduta. Non è grande veduta. Da questo appartamento, e dal mio, si vede anche il Vesuvio. Questo però è uno scorcio che dalla mia nuova casa  non ho più, appunto, ma al quale sono affezionato. Quello che si vede è il vialetto di accesso al nostro condominio. Li, quando eravamo ragazzi, mio padre la sera si metteva, con i gomiti sul davanzale, finché non ci vedeva rientrare, e poi, rassicurato, andava a letto. E, ancora percorrendo il vialetto, vedevo spegnersi la luce nel riquadro della finestra. Lì, mio padre e mia madre si affacciavano per salutare quando salivo in auto per ripartire per Bergamo alla fine delle vacanze (Pasqua, Natale, l'estate). Ora vivo qui di nuovo, ma loro, padre e madre, non ci sono più da tempo.

A proposito della finestra dalla quale spiare il rientro serale dei figli: a Francoforte, nella casa di Goethe, la guida ci raccontò un aneddoto. L'aneddoto era  questo: il padre del poeta aveva fatto aprire una finestra su una parete cieca per poter vedere il rientro del figlio - senza quel nuovo scorcio, il figlio poteva rientrare indisturbato senza essere visto ed evitare la punizione. Mio padre non voleva punire, stando a questa finestra, ma solo andare a letto tranquillo sapendo che eravamo in casa anche noi. Io non ho figli, ma retrospettivamenre lo capisco.

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