di
FRANCESCO IMPROTA E VINCENZO TERRACCIANO
(Ipo)-Tesi
di documentario
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Perché
(Ipo)-Tesi di documentario?
Il cinema documentario - ma anche quello di fiction -
non è mai documento tout-court perché la trasposizione in immagini del dato
realistico non può che essere una reinvenzione del momento oggettivo della
realtà.
Il cinema è organizzazione di porzioni di realtà a sé
stanti che attraverso un uso precipuo e mirato di quelli che sono gli strumenti
del linguaggio cinematografico (scelte di inquadrature, scansione ritmica e
temporale e soprattutto il montaggio) rispecchiano delle scelte interne, quelle
dell’autore e, a priori, quelle del committente.
Il documentario non è un’indagine scientifica (a meno
che non si tratti di un documentario industriale, ma anche in quel caso sarebbe
difficile stabilire il contrario a causa del linguaggio attraverso cui si
esprime) ma un racconto per immagini sorretto da una sua precisa drammaturgia e
da oculate scelte di campo.
La distinzione quindi tra film a soggetto e film
documentario si rivela, ad una riflessione, come arbitraria, artificiale, e
puramente verbale, nonché di ragione economica. Ed inoltre tale distinzione non
può essere giustificata da un punto di vista logico ed estetico rigoroso. È
quindi su tali presupposti, per quanto abbozzati, che si intende impiantare e
strutturare un’idea di documentario sulla città di Ventimiglia.
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VENTIMIGLIA, OVVERO UN ITINERARIO LETTERARIO
Se in un film a soggetto la drammaturgia è sorretta da
una sceneggiatura, cioè una storia nel senso codificato del termine (ed è forse
questa la differenza che esiste tra film fiction e film documentario) in un
documentario deve esserci qualcosa di altrettanto forte capace di reggere il
racconto. In un documentario la possibilità di raccontare viene data da una
precisa idea di fondo scritta, elaborata e scalettata in virtù del materiale
visivo che agli autori si rivela in mirati sopralluoghi.
Ventimiglia
è una cittadina turistica ed in quanto tale offre un incredibile materiale
scenografico a chi intende guardarla attraverso la lente di un obiettivo. Ma al
tempo stesso si può correre il rischio di mettere insieme solo delle edulcorate
immagini da dépliant pubblicitario. L’idea che qui viene proposta è un
excursus letterario attraverso il quale si vuole coniugare il patrimonio
paesaggistico con un altro assolutamente poetico che permetta di raccontare un
presente non come memoria di un passato morto ma come materia esistente di chi
ha sperimentato un passato.
Ventimiglia intende essere raccontata
attraverso le immagini di una memoria poetica, pertanto il Virgilio che ci
aiuterà a ripercorrere i topoi ventimigliesi sarà un itinerario poetico
che potrebbe partire dalla famosa lettera - datata appunto Ventimiglia
(19-02-1799) - dello Jacopo Ortis di Ugo Foscolo per poi
reinventare in immagini la magia di un paesaggio ermetico descritto nei versi
di Salvatore Quasimodo. Perdersi tra le viuzze di Ventimiglia
alta per riscoprirle e reinventarle attraverso gli occhi infantili che scrutano
il mondo, in maniera verginale, dei fanciulli nei versi di Camillo Sbarbaro.
L’idea
della letterarietà non deve indurre in errore; la letterarietà non vuole essere
un tocco di cultura su immagini patinate, né un espediente per eventuali
pretese di qualità; sarebbero delle storture di un tipo di documentario che
mira a tutti i costi, quando la macchina da presa arranca, a suggestionare lo
spettatore.
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L’idea e le immagini dovranno muoversi in mutuo
soccorso, creare quell’osmosi necessaria affinché la città di Ventimiglia pur
se vista attraverso il "terzo" occhio non tradisca senso, significato
e valenze di una cittadina se vogliamo turistica e di frontiera.
APPUNTI DI UN
VIAGGIO
Viaggio
di un’anima alla ricerca di sé e di una città alla ricerca della sua memoria.
Viaggio attraverso il tempo di un’anima senza città che, attraverso uno spazio
anonimo ed insignificante, ha corso il rischio di “mineralizzarsi”
(Sbarbaro).
È un racconto senza storia che utilizzerà in funzione
espressiva e narrativa gli elementi dello specifico filmico (ritmo, musica,
suoni, colori, luci e rumori) per creare immagini decontestualizzate, metaforiche
e metonimiche, cariche di valenze simboliche. La fenomenologia del viaggio,
oggettiva (le cose viste, le figure incontrate) e soggettiva (i sentimenti
sofferti, le cose fatte) mirerà a visualizzare le emozioni vissute da poeti e
scrittori (Foscolo, Sbarbaro, Quasimodo, Biamonti e
Orengo) che hanno fatto di Ventimiglia un topos dell’anima, tappa
obbligata delle loro scorribande sentimentali, e al tempo stesso a scuotere
l’immaginario individuale e collettivo degli spettatori.
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I PERCORSI DELL’ITINERARIO
Titoli di
testa: la macchina da presa dalla marina, alla foce del Roja, risale lungo la
vallata a riprendere le montagne sullo sfondo e le pendici delle colline. La
voce fuori campo recita testualmente: "... Laggiù è il Roja, un
torrente che quando si disfanno i ghiacci precipita dalle viscere delle Alpi, e
per gran tratto ha spaccato in due queste immense montagne. Vi è un ponte
presso alla marina che ricongiunge il sentiero. Mi sono fermato su quel ponte,
e ho spinto gli occhi sin dove può giungere la vista; e percorrendo due argini
di altissime rupi e di burroni cavernosi, appena si vedono imposte sulle
cervici delle Alpi altre Alpi di neve che s'immergono nel cielo, e tutto
biancheggia e si confonde: _ da quelle spalancate Alpi cala e passeggia
ondeggiando la tramontana, e per quelle fauci invade il Mediterraneo. La Natura
siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi." (Ugo Foscolo)
1°) Paesaggio
marino (Balzi Rossi).
Le prime immagini saranno rubate agli
elementi caratteristici di tale paesaggio. Luci abbacinanti di corone solari, immagini
brulle di rocce arroventate che fungono da prologo per un itinerario che avrà
presente gli elementi fondamentali della vita marina. Tali immagini saranno
contrappuntate ora da suoni naturali ora da effetti sonori e musicali che
racconteranno anche per sineciosi stilistiche.
Il terzo occhio (potremmo definirlo
“impazzito”, leggi in questo aggettivo un atteggiamento di montaggio) cerca tra
gli elementi naturali e non gli ultimi segni di una condizione naturale ed
umana.
2°) Paesaggio
floreale (Giardini di Hanbury).
Alla luce e ai suoni dominanti nella
sequenza precedente si sostituiscono i colori e gli aromi del paesaggio in
questione, non considerati semplici immagini policrome ma elementi portanti di
una struttura narrativa (sono previste per queste immagini ricostruzioni
sonore).
"... narciso solitario,
tazzetta gradevolmente odorosa, giaggiolo ensiforme, spadacciola a spiga lassa
e a fiori distici, concordia macchiata a bruno, bocca di gallina dal labello
villoso, gigaro-giaro giallastro.
E me ne
stavo lì in mezzo, seduto in mezzo ai fiori, che ce n'è di tutte le qualità e
di tutti i colori. Ma è un attimo che mi godo questo arcobaleno perché mi
accorgo che qualcosa è rimasto fuori dal pentagramma. Qualcosa che faccia rumore
sopra i fiori, agitando ali, zampe, antenne, addomi e toraci e qualche paio di
ocelli: le farfalle. [...] Ora tutto intorno c'è un brusio felice di corolle e
foglie, ali e zampe come una tiepida risacca notturna." (Nico Orengo)
Sorge a questo punto l’esigenza di focalizzare
attraverso segnali intermittenti il tema di controllo del nostro racconto cinematografico.
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3°) Paesaggio
fluviale (ponte sul Roja)
L’occhio della m. d. p. evita tutto ciò
che sa di oleografico per indugiare sugli elementi di contorno che vivono ai
margini della vita e che in un’esistenza deprivata e depauperata, diventano la
vita stessa (palmipedi, cespugli, tronchi che strozzano il libero fluire delle
acque). La m. d. p. raccoglie inavvertitamente immagini del quotidiano cui fa
da sfondo un brusio indistinto.
I segnali
intermittenti chiedono cittadinanza visiva.
4°) Marina
(Marina S. Giuseppe).
Particolari condizioni di luce
renderanno inusuale l'usuale creando epifanie ed intermittenze del cuore, decodificando
la banalità: barche come ossi di seppia sulle spiagge.
5°) Paesaggio arboreo.
La m.d.p. risale lungo la vallata per
indugiare tra le ombre argentee degli ulivi.
"... Uliveti, carezzati in
quell'ora da una brezza triste, casette attraversate dall'alba come da una
tremolante agonia, muri che per secoli avevano reso arabile la terra, sbilenchi
e carichi d'aria.
[...]
Adesso la luce era potente, a blocchi e, più che tremare, sembrava rotolare
sull'altopiano. [...] Punte argentee di mare entravano nel cielo quasi
in risposta al richiamo degli ulivi." (Francesco Biamonti)
6°) Paesaggio
cittadino (Ventimiglia alta).
«In Ventimiglia vecchia i lampioni
accendevano tardi sulle strade, le case respiravano aperte la notte.., sulle
soglie le donne aspettavano il sonno». (Camillo Sbarbaro)
Questi versi
di Sbarbaro ci offrono il filo di Arianna per orientarci fra la
ragnatela di strade nel borgo antico. Siamo inghiottiti nei budelli
trasfigurati da una luce polverosa. La m. d. p. scruta e si muove senza una
meta prestabilita. È solamente il ritmo di un respiro ansimante il viatico
della nostra ricerca. Una prima tappa verrà effettuata in una taverna dal
sapore antico. Verrà ricostruita la scena descritta da Sbarbaro in “Trucioli”:
in un angolo della taverna un poeta (?) "siede assorto ad un tavolo,
dinanzi ad una bottiglia di vino bianco, color oro"; la musica ancora
una volta sarà funzionale al senso delle nostre immagini.
Piazza S. Michele
(Ventimiglia Alta)
L’ultimo
luogo del nostro itinerario a Ventimiglia alta è in piazza S. Michele.
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Ancora una
volta i versi di Sbarbaro ci soccorrono nella narrazione di un’atmosfera
trasognata e surreale: "...Un bambino che passava a mano di una donna
s’impuntò, smaniando alla luna come verso un giocattolo nuovo...».
7°) Paesaggio
cartaceo (Biblioteca Aprosiana, Ventimiglia alta).
Un percorso che si muove tra presente e
passato, attraverso la mediazione della memoria, non può tralasciare la
Biblioteca Aprosiana che riteniamo giusto inserire nel nostro racconto e come
patrimonio storico e per le sue valenze simboliche di una cultura che spesso
non riesce ad innervarsi sulla realtà. La nostra indagine visiva, dopo aver
spaziato tra le linee geometriche della biblioteca e dopo aver fatto “sentire”
la polvere del tempo, si soffermerà “religiosamente” su particolari di codici
miniati, indelebile ed insostituibile testimonianza di un passato non del tutto
esperito e di un rapporto diverso, immediato, fisico, con il libro. Queste
sequenze saranno accompagnate da cori del ‘600 musicati su testi latini.
La m. d. p. ritrova
il suo poeta. Esce dalla taverna, barcolla; lo raggiunge e lo ingloba, scende
con lui, passa vicino al teatro comunale, si ferma, delle immagini si
accavallano, alla struttura fatiscente del teatro attuale si sovrappone quella
di una fotografia d’annata... Irrimediabilmente il sogno si dissolve.
8°) Paesaggio
aereo.
La m. d. p. s'impenna verso l'alto e
ondeggia sulle ali dei gabbiani che sul far della sera si allontanano a stormi.
Suono in presa diretta del loro rauco grido. Voce fuori campo (come in
precedenza).
"... intonacati d'aria andavano al
mare ancora marmoreo come a un letto di pace" (Francesco Biamonti)
9°) Paesaggio
fluviale
Alba. Ponte sul Roja. In lontananza
scorgiamo il nostro compagno di viaggio (il poeta). Passeggia sul ponte,
indugia, guardando ora a destra, ora a sinistra, quindi solleva lo sguardo. In
campo lungo Ventimiglia alta. La m. d. p. gli va incontro, lo incrocia e lo
supera. Il libro che aveva sotto il braccio è in acqua spaginato.
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Titoli di coda
(Poesia di Salvatore
Quasimodo. "Alla foce del Roja").
Un vento grave d'ottoni
mortifica il mio canto,
e
tu soffri a grembo aperto
la
voce disumana.
Da me divisa
s'autunna
ai
moti estremi giovinezza
e
dichina.
La
sera è qui, venuta ultima
uno strazio d'albatri;
il
greto ha tonfi, sulla foce,
amari, contagio d'acque desolate.
Lievita la mia vita di caduto,
esilio morituro.
*
Francesco Improta e Vincenzo Terracciano
Ventimiglia, primavera 1992
*
Galleria di immagini
Il paesaggio: Ventimiglia e i Giardini Hanbury
I personaggi
 |
Francesco Biamonti ai Balzi Rossi |
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Nico Orengo nei Giardini Hanbury |
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Salvatore Quasimodo |
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Camillo Sbarbaro |