martedì 5 maggio 2026

I docenti di sinistra e la politica. Confessione di un insegnante di sinistra.

                                Immagine I.A.
 


Intervengo a distanza di tempo sulla questione della presunta propaganda  che gli insegnanti di sinistra farebbero in classe. Recentemente giovani di destra avevano invitato a "denunciare" i docenti di sinistra che facessero politica in classe. E a proposito del referendum il voto giovanile per il No è stato imputato ugualmente a questa "nefasta" influenza. E anche qualche ministro o ministra della pubblica istruzione del centrodestra  invitava e invita a non fare politica in classe.

Voglio parlarne ricorrendo a mie esperienze personali, non avendo statistiche a cui fare riferimento. Ripeto, la mia esperienza.

Negli anni Novanta, quando insegnavo in Lombardia, avevo messo in adozione per una classe Quinta un Millelire della Newton Compton sul pensiero politico del Novecento. Il Preside aveva osservato: ma si fa politica in classe? Per non farla, avrei dovuto rispondere, non bisognerebbe neanche parlare di Platone e Aristotele.  Il fatto era che con la stessa classe nell'anno precedente, in Quarta, avevamo fatto un lavoro sull'Utopia del Cinquecento leggendo brani dai classici - divise in gruppo, le ragazze approfondivano un filosofo  - ed era stata prodotta una dispensa. Sulla scia di quell'entusiasmo, si voleva proseguire anche in Quinta. Non si trattava di una "scuola di partito". Non era questione di partiti.

Ma voglio tornare indietro, a quando ero io studente delle medie, per rispondere alla domanda: solo gli insegnanti di sinistra "fanno politica" in classe? Ebbene, eravamo in seconda media,  credo, e la professoressa di storia, notoriamente di destra, fece una intemerata contro Marx e il suo "Capitale". Era indottrinamento di giovanissime menti? Sì. Era destinato ad avere successo su tutti? No. Tant'è vero che io andai politicamente in tutt'altra direzione rispetto a quell'insegnante.

Salto in avanti. Anni duemila. In occasione di una tornata elettorale dei tempi di Prodi e Berlusconi, le ragazze di una classe Quinta mi dicono: professore, siamo tutte di sinistra, ma non conosciamo le differenze tra i diversi partiti, ce ne può parlare? Io risposi che come insegnante dovevo parlare di entrambi gli schieramenti - destra e sinistra - e loro avrebbero tratto le proprie conclusioni. Cioè, mi rifiutai di fare "propaganda" per una delle parti in campo. Pur essendo io di uno dei due campi.

Veniamo ancora più vicino a noi. Nella tornata referendaria del giugno 2025 sui quesiti del lavoro e della cittadinanza furono le ragazze a porre la questione, non io. E intendevano andare a votare anche se dal governo in carica, che è lo stesso di adesso, si invitava a disertare le urne. Neanche allora io avevo fatto campagna elettorale. Semplicemente, nell'ambito della mia disciplina - Scienze umane - avevo parlato della Costituzione, ed è la Costituzione a prevedere l'istituto referendario.

Ecco, parlando della Costituzione, certo, avevo parlato della Resistenza, ma precisando che del Cln avevano fatto parte forze politiche che andavano dai liberali ai comunisti passando da Giustizia e Libertà e dai cattolici. E avevo illustrato la composizione dell'Assemblea Costituente, che appunto vedeva sedere sui banchi tutti quei partiti. Avevamo letto articoli della Costituzione.

Bene, credo che per quelle lezioni sarei potuto entrare nelle liste di proscrizione. Avevo parlato della Resistenza, che però non era stato solo un affare di "comunisti".

Ecco, questo ho fatto da insegnante di sinistra. Ho solo cercato di dare strumenti e fare riflettere sulla contemporaneità. Non dottrine preconfezionate.

Era politica? Allora viva la politica. La politica come consapevolezza e spirito critico.


Enzo Rega

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